Onorevoli colleghi
mag, 19
'08
Leggo e mi tengo aggiornato sui disegni di politica estera dei diversi schieramenti in campo. L’Italia ha timore di sentirsi grande o media potenza. Perché?
Io ho avuto il coraggio di dare all’Italia un ruolo di potenza mediterranea che gli era affidata dalla sua posizione geopolitica e della storia. La mia politica coloniale era figlia dello spirito risorgimentale. Ho compreso che l’Italia o si assumeva una responsabilità nello scacchiere internazionale o era destinata a restare una espressione geografica. Ho combattuto in campo aperto la concorrenza delle grandi potenze della vecchia Europa. Volevo fare una grande Italia e ho fatto i conti con un Paese piccolo e senza ambizioni. Ho combattuto l’Italia degli interessi particolaristici che considerava la politica estera come funzionale al mantenimento dello status quo. Perché nessuno ha ricordato più che i morti di Adua erano anch’essi figli dell’Italia?
So che oggi questo argomento è lontano dallo spirito dei tempi. Resta il problema che l’Italia ha rimosso il tema della politica esterna nei discorsi elettorali. Ciò che intendo sostenere è che uno Stato moderno ha bisogno di assumersi le sue responsabilità nelle crisi internazionali. Non si può delegare la politica estera ad una potenza straniera. I calcoli di bottega lasciamoli ad altri. Lascio a voi la mia profezia per il futuro.




